Storia

Descrizione dell'illustrazione
Descrizione dell'illustrazione

L’illustrazione é tratta da una tavola del volume intitolato "Descrizione e Disegni del Palazzo dei Magistrati Supremi di Torino, preceduto da alcuni cenni storici, dell’Architetto Idraulico e Civile Ignazio Michela, Ingegnere Ispettore delle R. Finanze, Torino Tip. Chirio e Mina, 1841."

L’incisione è di mano dello stesso architetto Ignazio Michela, che - trasformando e semplificando i primitivi progetti di Filippo Juvarra e di Benedetto Alfieri - edificò il prospetto di mezzodì del palazzo della Curia Maxima di Torino, sede delle supreme Magistrature del Senato di Piemonte e della Camera dei Conti, quindi - dal 1848 fino al 2001 - della Corte di Appello e di altri uffici giudiziari. Una didascalia precisa che si tratta di un "ornato intagliato (2/3 di rilevo) in un sol pezzo di marmo bianco collocato sopra la porta". Di fatti il disegno rappresenta il progetto del bassorilievo campeggiante sopra il portone d’ingresso, opera che l’architetto descrive come un "lastrone marmoreo sul quale furono scolpiti in tutto rilievo dal Prof. Spalla le insegne dei Supremi Magistrati e la tavola della legge", notando che “sul nastro che le unisce sta scritto il motto del Beato Amedeo di Savoia: FACITE IUSTITIAM ET IUDICIUM ET DILIGITE PAUPERES [Rendete giustizia, fate i processi e amate i poveri]”.

Raggruppate da un serto di alloro figurano nel fregio le mazze del Senato di Piemonte (ora della Corte di Appello) e della Camera dei Conti (ora Corte dei Conti), che avevano sede nello stesso palazzo. Le insegne incrociate poggiano sopra il Codice civile albertino del 1837 e la tavola mosaica; le fonti della legge scritta e morale si reggono su di una panoplia di armi puntute, dove la spada si associa ad una benedicente e tridattila main de justice, scettro di legittimazione sovrana del potere giudicante. Però di sotto sbucano riccioli in pergamena di non improbabili editti o bolle.

La tradizione vuole che il motto memorando di Amedeo IX sia stato profferito dal pio Duca di Savoia (con l'aggiunta di “et Dominus dabit pacem in finibus vestris”) in punto di morte; che avvenne il 30 marzo 1472 in una cameretta del castello di Vercelli, ora sede del Tribunale. Nel detto si riconosce la parafrasi di un versetto di Isaia (56,1) ripreso nel Salmo 89 (I,15).

Le armi, le insegne, la frase e le cose che compaiono nel fregio sono variamente riprodotte, assieme ad altre, negli ornati interni del palazzo della Curia Maxima. Al Beato Amedeo è dedicata la Cappella della Corte.